Carlo Minucci a.k.a. Gecco

non è finita finchè non è finita

Arduino Vj System

Sono mesi che avevo in mente questo progetto usando Arduino e la libreria TV Out, finalmente sono riuscito a produrre qualcosa di funzionante ed è anche giunta l’ora di rendere pubblico il tutto.

La libreria per il tv out serve, come si intuisce dal nome, a generare dei segnali video. Vista la scarsa potenza di Arduino, si riescono soltanto a generare segnali video in bianco e nero e con una risoluzione di 128×96 pixel. Per capirci si riescono a fare cose come questo o questo o quest’altro. Sono vecchi esperimenti che avevo fatto tempo fa. E’ roba molto limitata ma, visti i limiti, la sfida diventa ancora più interessante.

La mia idea era costruire un coso da utilizzare come visual durante un concerto. La definizione di vj di wikipedia è abbastanza esaustiva. In pratica un affare con dei comandi per interagire in tempo reale, o quasi, con gli effetti video generati da Arduino.

Questo è il risultato:

Per comodità ho scelto di costruire il circuito su una millefori da inserire direttamente su Arduino. Nella foto si possono vedere i 3 switch per selezionare gli effetti, il connettore RCA giallo per l’uscita video, il potenziometro per regolare la velocità dell’effetto e il led verde che segnala l’accensione – il led rosso in realtà non serve a niente.

Questo è lo schema:

Per disegnarlo ho usato Fritzing e potete anche scaricarvi il file con gli schemi.

Per ottimizzare ho usato solo 3 interruttori coi quali si possono selezionare 8 diversi effetti video. Ecco l’elenco:

  • 000: face();
  • 001: point();
  • 010: strobo();
  • 011: star();
  • 100: square();
  • 101: bug();
  • 110: cube();
  • 111: circle();

(le prime tre cifre indicano lo stato degli switch A, B e C; 0 è spento, 1 è acceso)

Potete scaricarvi il sorgente per Arduino. Dentro il codice ci sono varie funzione che si chiamano nello stesso modo elencato qui sopra. Da notare l’effetto bug() che in realtà doveva fare tutt’altro, almeno per come l’avevo pensato, ma per colpa di non so quale bug genera un effetto video che non mi dispiaceva affatto, per cui l’ho lasciato così com’è.

Per l’effett face() ho tentato di usare la funzione interna della libreria TV Out per caricare le bitmap, opportunamente convertite, ma non ci sono riuscito per cui, visto che dovevo sbrigarmi a finire tutto l’ambaradan, ho optato per un sistema empirico: tipo che disegno le faccie pixel per pixel, questo ovviamente ha portato ad un riempimento smodato della memoria di Arduino tant’è che ci sono state solo due faccie :) .

Ecco il risultato proiettato dal vivo durante il nostro concerto:

Al minuci 3:05 si può vedere l’effetto bug() in azione.

Se vi interessa qua, qua, qua e qua ci sono le parti rimanenti del concerto.

Ogni tanto, mettendo in sequenza alcuni effetti video, Arduino perdeva il controllo, credo per il troppo casino a video, e bisognava resettare tutto il sistema.

Disco Bravo 2011

Quest’anno nessuno ha richiesto di continuare la tradizione del DiscoBravo per cui, pieno di pigrizia, la interrompo io, senza se e senza ma.

Di solito, verso la fine dell’anno, l’indie-blogger spocchioso comincia a pensare alla classifica dei dischi dell’anno e a lamentarsi che non escono più album belli come una volta, tant’è che nel mio blog non c’è nessun post (fa fede l’archivio a lato) che parla dei dischi usciti nel 2010.

Ma invece il 2011 ha fatto uscire un sacco di album fighissimi e, come tradizione vuole, elencherò e commenterò i 10 dischi più fighi usciti quest’anno (in verità, per essere più nazi, ho deciso di parlare dei dischi che possiedo fisicamente)

Però volevo anche stravolgere un po’ i canoni, stravoltura dovuta anche alla noia nell’indecisione, parlerò delle 5 prime posizioni della classifica a parimerito… forse non è chiaro come concetto ma non mi importa.

1° posto

Dite un po’ quello che vi pare ma sono due dischi bellissimi. “Vabbè, facile coi Mogwai” direte voi, e invece no, perchè anche loro cose brutte ne hanno fatte eh, e questo è proprio bellissimo (a parte un paio di tracce che le avrei tralasciate proprio), è post-rock ma adattato ai tempi moderni, non fanno più quelle cose un po’ canoniche degli esordi pur essendo manieristici, mogwaianamente parlando. E poi è stato uno dei concerti che mi sono goduto di più quest’anno con l’impianto dell’estragon che ti sparava tutti gli armonici di Rano Pano direttamente dentro l’esofago.

Gli altri invece sono italiani e più o meno li conosciamo tutti e hanno fatto uscire un album epico per un’etichetta altrettanto epica (ciao Luca). Ritornelli al fulmicotone che si imprimono dentro le sinapsi fin dal primo ascolto, e che li rimangono. Distorsioni e urla, con quella puntinina di metal nei riff di chitarra ad amalgamare. I live poi sono sempre divertentissimi, fare finger point e cantare a squarciagola ai concerti è diventato il mio hobby quest’anno.

L’idea dei dischi a parimerito mi è venuta perchè non sapevo scegliere chi, tra questi due, mettere per primo.

2° posto

Pur essendo una raccolta di album, su cassetta o 7″, usciti tempo fa, mi piace comunque considerarlo un album uscito nel 2011. A parte le solite frasi fatte sul d.i.y. e quelle cose li, è sempre bello scrivere una mail a uno “oh, mi mandi il tuo disco?” e poi te lo ritrovi nella buca delle lettere. Alla stregua dei gazebi, quest’album metallico-citazionista, è pieno di successi riempi-pit. E anche i live dei verme sono serviti ad alimentare il mio hobby del finger-pointing.

Accostato ai verme un album di elettronica quasi intellettuale. Mi sono innamorato dei Plaid la prima volta che li ho visti dal vivo. Ne ho già parlato approfonditamente qua appena uscito, con un un post dal titolo alquanto spiritoso, quindi evito di ripetermi.

3° posto

Inserire questi due album nella classifica di quest’anno è un po’ come sparare sulla croce rossa, ma così è. I Battles hanno perso un componente ma hanno guadagnato un po’ rispetto l’album precedente e dentro ci sono dei singoloni bellissimi. Per quanto riguarda i Rapture non so bene dire perchè mi piaccia quest’album (tranne il pezzo con le fisarmoniche che non sopporto proprio) ma so che l’ho ascoltato un sacco, e se non avessi formattato il vecchio mac ora potrei guardare le statistiche di ascolto su iTunes (in realtà ce l’ho nel backup sull’hard disk esterno ma sti gran capi estiqaatsi).

4° posto

Conoscevo praticamente già gli Uyuni per i loro altri progetti tutti legati alla Tafuzzy Records. Poi li ho visti dal vivo questa estate, con tanto di visual quasi in sincrono, ed è stato subito amore incondizionato. Chitarra, arpeggi in loop, batteria e formare melodie e suoni eterei in bilico tra certe cose di Jim O’Rourke e qualsiasi cosa della Morr Music.

Li metto a parimerito con i Beastie Boys in quanto mi stanno simpatici entrambi, e a prescindere, come non si può non volere bene ai Beastie Boys. Se facessero un album di soli rutti e scorreggie sarebbe comunque bellissimo. La definizione Golden Age usata da allmusic.com per descrivere il loro genere musicale calza a pennello per quest’album, e come non ricordare il video promozionale di mezzora di deliri alla Beastie Boys?

5° posto

Odiati od amati questo de I Cani è un bel album. Tastiere distorte orecchiabili, batterie elettroniche tirate, e testi che volenti o nolenti, parlano di noi. Ho anche giocato a calcetto contro di loro nella memorabile sfida To Lose La Track contro 42 Records (credo di aver resistito in campo non più di 3 minuti). Spocchiosità a parte è un bel disco.

Come lo è quello di Paul Kalkbrenner, forse un po’ bistrattato dalla critica, niente di nuovo o eccezionale ma le canzoni a me piacciono tanto ed è questo quello che importa (ai fini della mia classifica). Sono praticamente diventato suo fan da quando ha interpretato il ruolo di Dj Ickarus nel film uscito tempo fa, e da allora non posso farne a meno.

Fuori concorso

E’ fuori concorso perchè praticamente è la colonna sonora di un videogioco a cui sto giocando da un sacco di tempo e che mi sta prendendo sempre di più, sono alla 35 ora di gioco e ancora dovrò farne di strada. Poi ci sono anche degli aneddoti notturni in macchina legati ad un mio non datore di lavoro e un ritorno a casa che lo fanno per forza entrare in classifica.

I grandi esclusi

La foto, rigorosamente mossa così il mio ex-c.d.r. non avrà da lamentarsi, ritrae alla finta rinfusa i dischi che ho scartato per un motivo o per un altro. Non li sto ad elencare tutti, ma solo alcuni.

I dEUS sembravano avessero fatto un gran album, invece dopo qualche ascolto un po’ stanca. Gli Ex-Otago, dopo essersi fatti una vacanza in parte anche a spese mie, hanno fatto un gran bell’album, e dentro ci sono dei pezzoni e tormentoni, solo che essendo praticamente spariti dai live in giro per l’Italia, per ripicca, non li ho inseriti nella classifica. L’album di Bugo, che mi aveva esaltato al primo ascolto già dal primo pezzo, alla lunga invece non tiene botta.

Fine, anche per quest’anno è fatta… vado a prepararmi per il cenone che poi voglio vedere cosa mette al primo posto esse.

tema: “La mia collezione di dischi”. Svolgimento:

La mia collezione di dischi è cominciata un sacco di anni fa. Il primo disco che comprai fu il 7″ di “Self control” di Raf, che ancora conservo. A quei tempi la mia unica finestra sul mondo musicale era Dj Television e quindi, quasi obbligatoriamente, poi diventai un fan di Jovanotti (non rinnego le mie origini ma un po’ rinnego il Jovanotti moderno). Era la fine degli anni 80 per cui in casa mia comparve uno di quei mobiletti con le ruote e le ante di vetro con dentro lo stereo, quelle cose che oggigiorno non si vedono più, in cui al piano inferiore c’era posto per i vinili.  Durò abbastanza: cioè fino a quando non cominciai a comprarmi dischi volontariamente risparmiando su paghette e merende a scuola. Quel ripiano del mobiletto dello stereo si riempii anche delle immancabili cassette duplicate dal banco di scuola (e col tempo ho notato che questa è una costante negli ultratrentenni odierni: ognuno ha avuto un compagno di banco che gli passava le cassette duplicate coi pezzi dei Nirvana).

Più tardi, non ricordo quando ne il perchè, la conformazione del mio salotto cambiò. Il legno del mobiletto fu riutilizzato da mio padre non so dove, e al suo posto comparvero due enormi mensole: in una c’era lo stereo, e in quella inferiore i cd e le cassette. I vinili li tenevo in una cassetta di plastica sottratta in un supermercato perchè l’avevo visto fare a non so quale dj famoso. Il natale successivo mi arrivo un porta cd che, se nonricordo male conteneva 40 cd in tutto, da mia zia che mi disse anche “ce ne stanno 40, tanto non comprerai più di 40 cd”. Durò poco ma fu affiancato da una colonnina di metallo contenente 75 cd. Non durò tanto.

Ora, questa colonnina portacd, è al plastic.

Era il periodo in cui la scuola l’avevo finita e già lavoravo. Abitare a casa coi tuoi e lavorare significa avere un sacco di soldi da spendere in dischi. Parevano non mi bastassero mai, nemmeno adesso, sempre alla ricerca di novità. Parlare con altri, leggere riviste, ascoltare Planet Rock e quello che passava sull’allora VideoMusic. Tanto il percorso è stato più o meno identico per tutti in quegli anni.

Il tempo passava e i dischi continuavano ad aumentare nonostante avessi napster e una adsl. Si incominciavano a sentire i primi problemi di archiviazioni dei dischi. “Cosa te ne fai di tutti questi dischi?” oppure “ma manco ti ricorderai quello che hai e quello che ti manca”, in circa 20 anni di compratore di dischi mi è capitato solo una volta di comprare involontariamente un doppione.

Poi ci fu il trasloco, andai a vivere da solo (in realtà con un cuinquilino di cui vorrei perderee il ricordo).

La prima cosa che traslocai, cosa che feci senza pensarci troppo, fu lo stereo e tutta la mia collezione di dischi. Nella casa nuova mi costruii i portacd usando vecchie tavole. Grazie ad una sapiente destrezza nel maneggiare il legno, ma più che altro dovuto ad una botta di culo, costruii queste mensole per i cd senza usare ne chiodi ne viti, tutto a incastro: un po’ come alcuni templi giapponesi.

Nei primi tempi di spese me la vedevo un po’ brutta con i soldi, quindi i miei acquisti diminuirono. Ma per una fortunata coincidenza di eventi mi trovai invischiato in un mezzo lavoretto in un negozio di dischi. Capite che per un fanatico del supporto fisico, e dopo aver passato anni a rovistare tra gli scaffali dei negozi di dischi (per dire, quando capito al mediaworld mi viene subito spontaneo di dare un’occhiata al reparto dei dischi), mi ritrovai dall’altro lato della barricata: questo mi ha aiutato a capire che non ero solo, c’era un sacco di altra gente come me e, nel mio piccolo, cerco di aiutarli in quanto sono come loro.

Questo lavoretto, dicevo, mi porto ad avere accesso ad un numero quasi indefinito di nuovi “acquisti”, mi portò ad una marea di roba inimmaginabile per me fino quel momento. Compravo e compro, anche se è più giusto dire “guadagno”, anche dischi che prima non avrei preso in considerazione.

Poi altro trasloco, con conseguente stabilità casereccia, e nuovo porta cd. Questa volta mi venne in aiuto Ikea.

Credo di aver superato le mille unità da un po’. Un giorno che mi prenderà voglia li riconterò.

Nonostante la quantità spropositata di roba continuo a non comprare doppioni.

C’è un aneddoto da raccontare riguardo la mia passione per le discografie complete che mi prende una volta ogni 6 mesi circa. In quanto fan sfegatato dei Flaming Lips mi sono sempre ripromesso di completarmi la discografia ma sono anni che cerco, e non trovo, in anche in giro per il mondo (new york, londra, tokyo, berlino) l’album “Oh my gawd” (in realtà ho il vinile che hanno ristampato di recente, ma io voglio la versione con la copertina vecchia) e dentro me mi sono sempre detto che una volta che avessi trovato anche quel disco, avrei potuto ritenermi soddisfatto. Un paio d’anni fa mi recai a new york in qualità di roadie insieme al mio manager, nella sua infinità saggezza mi porto in un negozio che vendeva per corrispondenza ma quel giorno, per il festival, apriva i suoi uffici alle persone normali. All’ingresso ti davano una tabella su cui scrivere i dischi che volevi e loro te li andavano a prendere in magazzino. Luca mi disse “qua hanno tutto, puoi chiedere quello che ti pare che loro ce li hanno”. Allora scrissi un solo titolo: “Flaming Lips – Oh my gawd”.

Mi avvicinai al tizio di brooklyn, che di sicuro aveva una scatto fisso parcheggiata in strada, con una camicia a scacchi. Fui molto vicino. Poi ad un tratto accartocciai il foglietto e lo buttai in un bidone. Non ero ancora pronto a ritenermi soddisfatto.

 

Filmino gita in Giappone

dopo anni sono riuscito ad acquisire tutte le cassettine miniDV e montarle in un unico filmato. si tratta delle riprese che avevo fatto nel mio ultimo viaggio in giappone insieme al mio amico fabio. il video è diviso in 6 parti

zelda

ho comprato, per IL wii, il nuovo gioco di zelda, ecco le foto dell’unboxing:
http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615

tra l’altro ci sto giocando a randello tutti i giorni

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