Explain…
Dopo tanti tentennamenti mi son deciso a passare a wordpress. Qua sotto, in questa colonna, troverete i feed dei miei vecchi blog, di flickr, del.icio.us e quant'altro. Il mio sito rimane comunque http://minucci.netPagine
Archivi
Twitter
Gecco on Last.fm- il post su Frequenze Disturbate Agosto 11, 2008
- Numero 6 Luglio 14, 2008
- definizioni - ovvero "Gecco contro Blow Up" Luglio 2, 2008
Gecco on persone.linux.it-
del.icio.us
-
Flickr






More Photos
AIR-ofagy
Ottobre 9, 2009 – 22:51
Oggi ho preso il nuovo disco degli Air che, da un ascolto piu’ o meno pressapochista fatto in macchina e or ora, risulta essere un po’ quello che vorrei che fossero gli Air… per dire Talkie Walkie e’ tipo bruttissimo.
Moon Safari
La folgorazione, ovviamente, c’e’ stata con Moon Safari che comunque rimane, a mio parere, il miglior e imbattibile album degli Air.
A parte le classiche atmosfere dilatate degli Air, fatte suonando almeno 15 synth diversi contemporanemante (a testa intendo), dentro ci sono dei pezzi bellissimi. L’album si apre con Femme D’Argent che sta un po’ all’inizio del disco (che e’ un po’ come dire l’inizio della carriera, sempre secondo la mia scopeta) come fosse una specie di manifesto programmatino. Ma skippando un po’ piu’ avanti, oltre al classicone Sexy Boy, ci sono pezzi riempipista (del mio cervello) come Kelly Watch The Star o Remember (il mio pezzo preferito di sempre), con uso quasi spropositato di vocoder (mica cafonissimo come i Gemelli Diversi di SanRemo) (che poi una tizia un giorno mi disse una cosa privatissima riguardo questo album, e tale rimarra’, che e’ stato un peccato non aver preso la palla al balzo).
Gli altri pezzi più o meno fanno da contorno ai suddetti pezzi, ma e’ un contorno indispensabile, un po’ come se io andassi a guardare un film di Thomas Milliam senza parolacce.
10000 hz legend
Poi arrivo’ questo. E subito gli Air ci ricordano chi sono e ci buttano li un altri manifesto programmatico (che potrebbe comunque essere un manifesto programmatico di tutta la musica elettronica: da Coccoluto ai Kraftwerk).
Questo è il testo (ovviamente con la voce filtratissima):
We are the syncronizers / Send messages through time code / Midi clock rings in my mind / Machines gave me some freedom / Synthesizers gave me some wings / They drop me through twelve bit samplers / We are electronic performers / We are electronics
We need to use envelope filters / To say how we feel / Riding on magnetic waves / We search new programs for your pleasure / I want to patch my soul on your brain / Bpm controls yoour heartbeats / We are the syncronizers / We are electronic performers
Semplice e coinciso, senza peraltro nient’altro da aggiungere.
Ma poi si continua di voci filtrare e atmosfere etere con How Does It Make You Feel. Poi arriva Radio #1 e viene da cantare come se non ci fosse un domani, anche perchè quasi zero filtri sulla voce, e che voce poi sul finale quando sovrasta la base.
Poi, purtroppo hanno una caduta di stile. Forse per il successo dovuto al primo album, si sono montanti la testa e hanno detto “dai, invitiamo degli ospiti importanti” e hanno chiamato Beck (cioe’ vabbe’, un’omaggio un tributo un riconoscimento a Beck, ma adesso si sta parlando degli Air). Con The Vagabond, sui canta e suona qualcosa Beck, sembra troppo che il pezzo sia stato scritto pensando proprio a Beck, tant’e’ che quello che risulta e’ un pezzo troppo Beck e veramente poco Air, io compro un album degli Air e non voglio un pezzo di Beck
Per dire, anche Sex Born Poison sembra un pezzo della Buffalo Daughter (che cantano appunto in questo pezzo).
Il resto dei pezzi forse rimangono un po’ nel limbo, proprio sull’orlo del dimenticatoio, quando arriva People In The City che c’ha un gran tiro e il testo essenzialista (che poi quando parte la cowbell della 808 mi esalto) (o anche sulla voce che shifta avanti e indietro nel ritornello verso la fine). E poi arrivato, con uno tsunami di synth tamarro, Don’t Be Light, e l’assolissimo di chitarra col fuzz a palla che sembra arrivi direttamente da un album a caso dei Mudhoney.
Talkie Walkie
Ed ecco la vera caduta di stile. Un album che non mi convilse allora e che pero’ forse, riascoltandolo ora, andrebbe rivalutato. E’ comunque un album che sembra perda un po’ delle sembianze degli Air piu’ classici. Le sonorita’ sono piu’ o meno sempre li, ma applicate in contesti diversi. Surfing On A Rocket richiama un pelo il vecchiume, ma il resto dell’album direi che lo boccerei. Si salva solo perche’ mi sono beccato l’edizione limitata col dvd in cui ci sono filmati di alcuni live, figo tra l’altro.
Love 2
Ed arriviamo all’oggi (proprio oggi che mi son preso il cd, non so di preciso quando e’ uscito).
L’oggi di questo album e’ un po’ come lo ieri, nell’applicazione delle sonorita’ intendo. E i vocoder che fanno venir voglia di averne uno installato perennemento subito sopra alle corde vocali di Love e Be A Bee.
E anche la sperimentazione electroboogie (che fa tanto New York anni 70-80, e di nuovo drum machine della roland) di Missing The Light Of The Day, facendolo passare attraverso i cervelli degli Air.
E vai di sperimentazioni anche sul pezzo successivo, Tropical Disease, dove si fa uso smodato di un flauto dolce, quelli di plastica che si imparano a suonare nella scuola media (che pero’ di solito non si va oltre “La Barilla”), e cavolo poi la rotella del portamento quasi tutta girata a destra.
E’ comunque un album che devo assimilare meglio, magai me lo metto nell’ipod e me lo sento in bici mentre vado al lavoro.
E qui si conclude, tranne un album di cui ho scoperto solo oggi l’esistenza, la discografia degli Air, secondo wikipedia, scaruffi e’ rimasto indietro.
The Virgin Suicides
L’anno dopo dell’uscita di Moon Safari, gli Air vennero chiamati per fare la colonna sonora del film “Il Giardino Delle Vergini Suicide“, in cui si sente il chiaro marchio di fabbrica degli Air (e via di cut off e filtri) ma rivisitati in chiave un po’ piu’ oscura, per sottolineare i punti piu’ o meno drammatici del film (che vidi ma che non ricordo bene e che comunque non credo di avere intenzione di guardarmelo di nuovo). Un po’ come se Moon Safari fosse passato al lato oscuro.
E comunque c’e’ Dead Bodies che alza i bpm rispetto al resto dell’album, e invoglia anche un po’ al gesto della legna. Quando il pianoforte viene interrotto dall’inondazione di synth verrebbe quasi voglia di spaccare un tavolo, o per lo meno uno sgabello.
Everybody Hertz
La fama e un album di remix, a opera di alcuni dei temarri della cassa dritta indie, in cui ognuno porta i pezzi degli Air nella dimensione che vuole: house, dub, downtempo, lounge, r’n'b… insomma per tutti i gusti, ma gusti lontani dagli Air
magari qualcuno che odia gli Air potrebbe innamorarsi di questo album.
Surfing On A Rocket (EP)
E’ un EP con altri remix, qua si arriva anche a svolte hip-hop, inditroniche, electro e altre robe cosi’. In piu’ c’e’ Easy Going Woman, che e’ un inedito, che pero’ sfigura in mezzo al resto. E’ come quando, che ne so, ti si rompe il piattina di un servizio da caffe’ da sei e dici “oh no, mi si scompagna il servizio”. O il piu’ classico cacio sui maccheroni.
Un EP abbastanza evitabile.
Premiere Symptomes
Lo scoprii tardi e invece uscii prima di Moon Safari. Dentro ci sono tutti i prodromi Air-iani, tra cui Les Professionnels che un palese preannuncio di Moon Safari. J’Ai Dormi Sous L’Eau preannuncia l’abuso, senza cadere nel cattivo gusto, del vocoder e, sul finale, Brakes On, pezzo feliciotto riempipista, roba che a farlo sentire al Walky-Cup negli anni giusti avrebbe spodestato pezzi come Gimme Five e i successivi remix, tant’e’ che me lo tengo sempre nella valigetta dei dischi da dj.
Queste sono tutte le cose che ho degli Air, magari col tempo colmero’ qualche lacuna.
Mars fritto
Ottobre 5, 2009 – 19:47
Dopo la scoperta dell’esistenza del mars fritto ho deciso di provare a farlo.
Ecco come l’ho preparato:
ho rotto un uovo e messo in una ciotola e ho mescolato fino a far unire l’albume col tuorlo, fino a farlo diventare una pappetta gialla, a questo punto ho aggiunto 3 cucchiai abbondanti di farina e ho mescolato, poi ho aggiunto mezzo cucchiaio di zucchero. e ho mescolato mescolato mescolato fino a farla diventare una pappetta gialla densa. bisogna mescolare bene altrimenti si formano i grumi e non va bene.

pastella
potrebbe essere necessario aggiungere un po’ di farina in piu’ per farlo diventare ancora piu’ denso.
preventivamente dovete mettere dei mars in frigo per farli raffreddare, mi raccomando di non metterli nel congelatore.
poi si mette dell’olio in una padella a scaldare.

olio
nel frattempo si immerge il mars nella pastella gialla fino a farlo ricoprire tutto, piu’ e’ densa e meglio e’ visto che se e’ troppo liquida poi non rimane attaccato al mars durante la friggitura.
quando l’olio e’ ben caldo si puo’ immergere il mars impastellato. a questo punto bisogna essere svelti di girare il mars dopo circa 20-30 secondi di cottura, in modo da far friggere in equal modo i due lati del mars.
in circa un minuto avrete un mars fritto pronto da essere consumato, prima va asciugato un po’ dall’unto con dello scottex
nell’immagine sottostante si puo’ notare una frittura imprecisa del mars perche’ la pastella non era abbastanza densa:

pastella troppo liquida
mentre nella foto sottostante potete vedere si puo’ vedere il risultato con della pastella piu’ densa:

pastella densa al punto giusto
il risultato e’ buono ma ipercalorico… direi che mangiarne piu’ di due causa qualcosa di simile alla morte
totoro
Settembre 26, 2009 – 12:36
fattosta’ che io ancora non sono riuscito a vedere totoro al cinema. totoro l’ho visto in giapponese, in giapponese sottotitolato, doppiato al volo in italiano… insomma l’ho visto, pero’ e’ successo sempre in formati dalla qualita’ piu’ o meno bassa, io volevo vedermelo al cinema col volume sparato a manetta (che totoro che russa col subwoofer mi sa che e’ figo)
e invece nulla, si vabbe’, io sono andato al museo delle studio ghibli che c’e’ a tokyo, ho visto totoro nella biglietteria e il nekobus all’interno (proibitissimo fargli fotografie), tra l’altro sono andato a venezia solo per vedere miyazaki e potergli stringere la mano, che te dici ma… sono cose che ti toccano, una di quelle cose che non pensi nemmeno che possano succedere e invece succedono, non e’ come, per dire, vai ad un concerto e nel tragitto in macchina poi dici “dai, dopo provo a vedere se riesco a parlarci nel backstage” oppure pensi “dai che dopo j ci offre la coca dal frigobar del backstage”. incontrare miyazaki era una di quelle cose manco ti passa per l’anticamera del cervello… per intenderci…
ma non e’ questo il punto
il punto e’ che io ancora non l’ho visto al cinema visto che lo davano in un cinema a 50km da casa mia in orari da bambino, spettacolo alle 14:30 e alle 16:30 di sabato e domenica, altri film tipo vacanze di natale poi rimangono nei cinema fino a pasqua, mentre totoro solo un paio di giorni.
poi l’ho fatto, in passato sono andato in cinema gremiti di bambini a cui, fondamentalmente, interessa ben poco del film, ma gli interessa piu’ la sorpresa dell’happy meal successivo al cinema.
e tra questo e impegni vari non sono riuscito a vederlo
e allora perche’ la lucky red s’e’ sbattuta tanto per la promozione, trailer, concorsi a premi, siti appositi… e poi non lo distribuisce…
avra’ le sue motivazioni ma condivisibili o meno… ma le voglio sapere
saro’ costretto a vedermelo tra 4 o 5 mesi nei cinema di quinta categoria, quei cinema un po’ artistoidi… dai basta… parole sprecate…
fano – stelvio (in vespa) : il resoconto
Luglio 13, 2009 – 22:37
dunque… la partenza era fissata per giovedi’ alle 6 del pomeriggio, ma io alle 4 tipo ero gia’ pronto. come al solito, tra una cosa e l’altra, ritardi e dimenticanze siamo partiti non prima delle 7 e mezza da fano. il programma era di arrivare per l’ora di cena all’hana-bi, cenare li e guardarsi il concerto, cosa che ovviamente non ci e’ riuscita.
a parte il ritardo nella partenza ci sono stati altri ritardi dovuti al tentativo di non imboccare le superstrade, che come e’ noto i 125 non ci possono circolare. un paio di soste qua e la a riposare il culo e, forse a cesenatico io, che ero in testa, ho trovato un circo con dei dromedari e, cavolo, mi faccio una foto con la vespa davanti ai dromedari cosi’ sembra che sono arrivato chissadove. di li a poco sono arrivati pure i miei compari quindi non ho piu’ avuto l’esclusiva. piu’ avanti abbiamo chiesto informazioni ad un tizio di un ristorante sul porto canale di cesenatico il quale poi ci ha detto che se tornavamo a cena li e dicevao che ci mandava lui (si chiama tipo walter rossi) ci avrebbe fatto pagare 20 euro la cena di pesce al posto di 40. un tizio folkloristico, sarebbe da tornarci solo per vederlo vestito di tutto punto che attira i clienti.
e poi abbiamo continuato che oramai era del tutto buio, in lontananza dei fulmini, ma va bene uguale, quando vedo il mio compare caius segnalare qualcosa e poi un botto e del fumo nero dalla marmitta. parcheggiamo in un distributore abbandonato lungo la statale. ho provato a capire il guaio e, dopo un po’ di test, ho dato la colpa alle puntine o alla bobina, visto che la candela non faceva affatto la scintila. era comunque un guaio non riparabile e quindi abbiamo deciso di cercare un meccanico, anche se erano tipo le 10 di sera. ho girato un po’ a culo, chiesto a gente e un pizzaiolo mi ha indicato un’officina fiat che comunque non ci si fa niente eh… poco dopo incrocio un vespista, con una gs con tipo delle onde disegnate sulle pacche. il tizio in questione mi ha spiegato la via per un meccanico di vespe bravissimo, una spiegazione tipo “vai dritto qua, passi il passaggio a livello, alla rotonda a destra, ripasi il passaggio a livello, a rotonda a sinistra, poi a destra poi dritto poi di nuovo a sinistra…”, insomma… roba complicata. fortunatamente non era troppo distante e abbiamo spinto la vespa fino davanti l’officina del meccanico piaggio. in quella stessa via poi c’erano delle meritrici che, nonostante vedessero benissimo che eravamo in vespa carichi di bagagli con una che non funzionava, tentavano comunque di fare il loro lavoro.
proprio li davanti c’era anche un’officina della honda aperta a cui abbiamo chiesto informazioni, poi ci siamo fatto un po’ di affari loro e ci hanno raccontato che stavano preparando una moto per una qualche gara di moto d’epoca.
dopo siamo ripartiti, in 3 su due vespe, in direzione marina di ravenna cui siamo arrivati tardissimo tant’e’ che il concerto era ovviamente gia’ finito, ma almeno non abbiamo preso l’acqua che a quanto pare ha fatto un macello. eravamo ovviamente molto affamati e all’hana-bi abbiamo preso l’unca roba rimasta delle piadine con le melanzane che forse erano li dal pomeriggio o poco ci mancava. mai mangiata piadina piu’ schifosa. comunque vabbe’, poi ci siamo diretti verso la @beachouse per dormire. io ho dormito benissimo solo che ancora mi domando come abbiano fatto a trasportare il materasso e il letto al piano di sopra visto che vi si accede solo tramite scala a chioccola.
la mattina dopo ci siamo svegliati, abbiamo un attimo imprecato per le testate nelle travi di legno, ho scroccato del succo di frutta e poi siamo ritornati a cerva dal meccanico il quale poi si e’ rivelato in gambissima e mi ha spiegato anche un paio di trucchi. tra l’altro la mia diagnosi era quasi esatta visto che erano le puntine. purtroppo in quei casi senza l’apposito attrezzo, l’estrattore, non si riesce a fare niente, il volano non c’e’ modo di smontarlo, e le puntine stanno proprio li dietro.
ripartiti appena pronti il meccanico ci ha spiegato come tornare alla statale che tipo era a 20 metri senza fare il giro spiegatoci la sera prima dall’altro vespista… la tappa successiva era fare tutta la romea fino chioggia e poi girare verso padova. la romea ha un tratto di strada bruttissimo popolato solo da camion pero’ poi piu’ avanti si allarga, i camion diminuiscono e si passa in uno stradone contornato da pinete e da questa cosa pacchiana. Poi la strada e’ tornata ad essere superstrada ma a padova ci siamo comunque arrivati, in qualche modo, ci siamo fermati in un prato lungo il fiume dove ci siamo riempiti di pane e salame. poi dubbi su come ritrovare la strada per cui abbiamo chiesto informazioni, da padova dovevamo prendere per bassano e ci siamo fermati in un baretto popolato da alcuni motociclisti a quanto pare avvezzi all’alcolismo. ci hanno subito preso in simpatica, poi e’ uscito anche il barista che ci ha raccontato che quando era ggiovane faceva le pinne con la vespa in seconda, poi con ancora la ruota davanti sollevata ingranava la terza, sisi… certo certo…
e uno di quei moticiclisti poi ci ha accompagnato fino allo svincolo per bassano.
ed e’ lungo quella strada che poi, come all’improvviso, la pianura padana finisce e si alzano improvvisamente le montagne, le prime montagne, poi da li tutta la statale fino a treno dove ha cominciato anche a piovere, ma in fondo non c’interessa. ne abbiamo approfittato anche per un riposino. poi tipo ha smesso subito di piovere e siamo arrivati in scioltezza a trento, come testimonia la foto ricordo. cercavamo un posto dove facessero robe da mangiare tipiche, che ne so, panini con salsicce, ma niente… e quindi abbiamo deciso di proseguire verso bolzano e nel mentre ci siamo fermati a salorno di fronte un alimentari dove abbiamo comprato della pizza bianca e degli affettati. la pizza l’abbiamo comprata in una pizzeria, quindi dato che c’eravamo abbiamo mangiato la pizza normale, gli affettati li abbiamo tenuti da parte. e piu’ o meno in quella zona abbiamo visto le prima neve sui monti ai lati. abbiamo passato bolzano dove abbiamo fatto rifornimento in un distributore che non accettava il bancomat. poi direzione merano
anche qua tutta superstrada fino a merano dove, proprio sull’uscita, c’era un capannone pieno di vespe. un sacco di tipi diversi, tutte restaurate. visto che eravamo li e ancora c’era il sole, nonostante fossero tipo le 9, abbiamo deciso di continuare e, queste son cose che mi piacciono, un tizio tranviere ha fermato l’autobus in mezzo alla strada raccontandoci che c’era un altro gruppo di vespisti, una quindicina e ci ha chiesto se per caso eravamo con loro e se ci eravamo persi. poi li abbiamo incontrati tutti in un ristorante all’aperto lungo la strada che bevevano birra e mangiavano pretzel, ci hanno invitato a fermarci e ci hanno raccontato che avevano la stessa meta. abbiamo chiesto un po’ di indicazioni, li abbiamo salutati e siamo ripartiti dandoci appuntamento per il giorno dopo in vetta.
oramai era buio per cui usciti da merano abbiamo deciso di fermarci a dormire, abbiamo proseguito per la prima indicazione “zimmer” che abbiamo trovato (che per chi non lo sa vuol dire “camere”). il cartello diceva di prendere una stradina in mezzo alle coltivazioni di mele, che non mi sono documentato in merito ma forse quella era la famosa val di non. fortuna vuole che gli irrigatori per le piante fossero accesi e che, ruotando, irrigassero anche la strada, che era larga si e no 2 metri, quindi o si prendeva l’acqua oppure bisognava essere sincronizzati con la rotazione del getto per non bagnarsi, un po’ come nei videogiochi, io ovviamente mi sono bagnato tutto. ci siamo fermati nella prima casa che abbiamo trovato che aveva su una scritta in tedesco coi tipici caratteri gotici, intraducibile, “sara’ questo” ci siamo detti. abbiamo suonato e ci ha aperto un tizio in mutande dicendo che era piu’ avanti. qua ci ha accolto una signor tetesca che parlava quasi solo crucco “zi, camere noi afere” e ci siamo sistemati a dormire. prima ovviamente abbiamo cominciato gli affettati con la pizza bianca che ci eravamo preventivamente comprato. io poi non ricordo ma mi sono addormentato guardando qualche canale in tedesco in tv. la mattina mi ha svegliato il miagolio di un gatto che era rimasto chiuso nelle scale della casa. l’ho fatto uscire e mi sono rimesso a dormire. abbiamo fatto colazione e sgolfanato tutto quello che c’era sul tavolo. poi prima di ripartire abbiamo tentato di portare il gatto con noi.
quindi ora rimaneva solo di arrivare sul passo dello stelvio che distava all’incirca 60 km. prima ci siamo fermati a fare il pieno alle vespe e mentre eravamo con la pompa in mano e’ sfrecciato sulla strada il gruppo dei vespisti padovani incontrati la sera prima, ovviamente grandi saluti.
poi siamo ripartiti e abbiamo prima fatto una pausa per delle foto, fatteci da dei motociclisti simpatizzanti delle vespe, poi una pausa bancomat dove abbiamo incontrato di nuovo i vespisti padovani che avevano sorpassato poco prima visto che si erano fermati a bere.
e poi abbiamo preso a salire e man mano che si saliva diventava sempre piu’ freddo per cui ogni tanto facevamo una sosta per aggiungere uno strato di vestiti. verso i 1800 metri pero’ la mia vespa ha cominciato ad arrancare, ho cambiato la candela e le cose sono migliorare un pelo, ma poi piu’ salivo di quota e piu’ arrancava, mi sono fermato e ho tentato di ricarburarla un pelo visto che, dopo mie ricerche, pare sia un problema di altitudine, visto che poi l’ossigeno nell’aria si dirada e la carburazione fatta sul livello del mare non va piu’ bene. ma comunque niente da fare, ho provato a togliere il coperchio e il filtro dell’aria e un pelo e’ migliorato, ma girare senza filtro dell’aria non e’ consigliabile (poi altre mie ricerche mi hanno fatto scoprire che bisogna cambiare lo spillo del detto dentro il carburatore, cosa che non sapevo ne avevo per cui niente da fare), gli ultimi 20 tornanto me li sono fatti tutti in prima con la vespa che arrancava e toccava punte massime di 12km/h, faticavo perfino a superare i ciclisti.
ma alla fine siamo arrivati in cima, nevicava, e abbiamo fatto un po’ di foto con gli sciatori come sfondo. abbiamo mangiato il panino con la salsiccia e i crauti e abbiamo telefonato a casa per farci vedere dalla webcam.
nella discesa poi abbiamo trovato, ad un bivio, un cartello che indicava “svizzera” e non ci siamo fatti perdere l’occasione di andare anche in svizzera, ache se solo per qualche centinaia di metri.
qualche foto ai tornanti, ai fiumi e ai monti e siamo tornati a valle dove la mia vespa e’ tornata scattante, e quindi la tappa successiva era il lago di garda. ma prima un altro riposino dopo gli spossanti tornanti. cioe’, tipo che io mi sono adormentato con ancora il casco in testa, che ha funto da cuscino. qua ricordo altre superstrade e poi l’arrivo a desenzano sul garda in un campeggio/villaggio turistico la cui parola “gentilezza” non e’ contemplata. appena arrivati la tizia ci ha squadrato e ha subito detto che si, aveva un posto e ci ha detto subito i prezzi, “ma, per cosa? per la tenda?”, noi invece volevamo una camera normale. dopo un po’ di tira e molla ci ha fatto lo sconto perche’ uno avrebbe dovuto dormire nel divano. e vabbe’… poi siamo andati a cena verso le 10. il camerie ci ha accolto un po’ stizzito, io gli ho chiesto se si poteva stare fuori e lui “no”, e noi “perche’ no?” e lui “perche’ le regole sono uguali per tutti o per nessuno, quindi si mangia dentro” vabbe’… poi arriva al tavolo a prendere l’ordine e fa “solo pizza”, e noi “cosa?” e lui “solo pizza”. a questo punto il bon ton, o comunque il buon senso o qualsiasi altra cosa vorrebbe che il cameriere arrivi al tavolo dicendo qualcosa tipo “scusate ragazzi, ma e’ tardi e la cucina sta chiudendo, quindi possiamo farvi solo le pizze… vi va bene uguale?”, cosi’ va bene, non che uno arriva e secco ti dice “solo pizza”… che poi c’erano tipo solo 8 tipi di pizze e quelle farcite veniva tipo 9 euro e 60 (ma vista pizza cosi’ costosa). e poi luca, amante del peperoncino, ha chiesto l’olio piccante e ce l’ha portato, ma mentre stavamo ancora finendo l’ultima pezzo di pizza il cameriere e’ arrivato e senza dire nulla ci ha preso l’olio piccante e l’ha portato in un altro tavolo (dove tra l’altro una tizia stava mangiando una porzione di lasagne). anche a questo punto secondo il galateo, o in senso comune civico, il cameriere avrebbe dovuto chiedere “scusate, avete finito con l’olio piccante?”, non e’ bello comportarsi cosi’, anche perche’ poi uno mica ci torna in questo campeggio.
per lo meno nella stanza io ho dormito bene e la mattina dopo abbiamo anche visto, finalmente, il lago.
e siamo ripartiti tornando a casa. siamo passati a mantova, poi carpi e modena, e dato che c’ero volevo passare a fare un saluti a tizio solo che era troppo fuori mano. non ricordo bene dove ma abbiamo imboccato la via emilia, passando per bologna, e l’abbiamo fatta tutta fino a casa. verso sant’arcangelo abbiamo fatto l’aperitivo con delle bruschette calde e un tizio e’ venuto a chiederci come facevamo con la miscela e ci ha anche chiesto “ma non avete mai grippato?”… toh…
e poi dopo cattolica, subito prima della siligata e’ partita la sfida a chi arrivava prima a casa di luca a fano e la parola agonismo ha assunto nuovi significati. tutti abbiamo cominciato a tirare a manetta le vespe e il discesone delle siligate a oltre i 90 km/h (che per una vespa del genere e’ veramente tanto), poi ho provato a tagliare pesaro passando per la interquartieri nuova, che mi permetteva di tenere circa gli 80 di media, ma poi mi sono fregato sul salitone per la panoramica, ma avevo comunque distanziato di molto luca e una volta immessomi sulla nazionale, proprio di fronte allo svincolo per andare ai bagni elsa, mi sono visto superare da caius che aveva fatto tutta la statae normale, senza tagliare in mezzo a pesaro. poi sorpasso di luca. e poi cercando di tirarla piu’ possibile abbasandomi per fare meno attrito, e sfruttando un paio di sorpassi, sono riuscito di nuovo a tenere la testa. e poi il semaforo rosso del lido dove mi hanno battuti tutti gli altri due in ripresa, alla rotonda dell’arco d’augusto ero in vantaggio ma caius mi ha stretto poco prima di entrare nel vialetto del parcheggio dove ho tirato tutta la terza ma alla fine ho calcolato male la frenata e non ho fatto per bene la curca, andando praticamente dritto, a quel punto anche lui mi ha superato e io ho parcheggiato per ultimo.
non ho vinto la gara finale ma almeno ho raggiunto la meta che mi ero prefissato e ho aggiunto un‘altra tacca alla vespa, nonche’ record di altitudine.
quindi ringrazio i miei due compari con cui viaggiare in queste condizioni e’ fighissimo e un saluto anche a tutti i vespisti incontrati per strada che ci salutavano in sella alle loro vespe, o agli automobilisti simpatizzanti che ci salutavano, o ai bikers (quelli duri vestiti tutti di pelle) che ci salutavano anche loro… altre foto le trovate qua.
